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Mercoledì, 23 Ottobre 2019

 

A.D. X KAL. NOV.
ante diem decimum Kalendas Novembres

Libero e Libera

 

A.U.C. MMDCCLXXII
(anno 2772 Ab Urbe Condita)

Il Foro Romano

 

“Questo luogo dove ora sono i Fori, occupavano melmose paludi, la fossa si colmava d’acque del fiume straripato. Quel lago Curzio sul quale, asciugato, sorgono altari, è ora solido terreno, ma un tempo non era che acqua.”

Ovidio, Fasti 6, 401 - 404.

Il Foro Romano ha rappresentato nella storia di Roma oltre che il centro geografico della città anche e soprattutto il centro della vita politica e civile specialmente durante il periodo repubblicano. Qui si svolgevano le assemblee dei cittadini, le sedute del senato e il mercato, inoltre vi si amministrava la giustizia e, almeno fino all'età augustea, qui si svolgevano anche i combattimenti dei gladiatori. Era dunque il luogo dove venivano prese le decisioni riguardo tutta la politica dell’Impero e può a ragione essere considerato come il vero e proprio cuore pulsante del mondo romano.
Ma prima di diventare il centro vitale di Roma altra era la sua natura. Originariamente infatti la zona del Foro, compresa tra le alture del Palatino e del Campidoglio, doveva presentarsi come una valle paludosa attraversata da un corso d’acqua, il Velabro. La prima forma di utilizzazione di questa valle fu di natura funeraria, come attestato dei risultati degli scavi archeologici eseguiti nella zona adiacente al tempio di Antonino e Faustina che hanno rivelato la presenza di una necropoli cronologicamente compresa tra il IX e il VII secolo a.C. e da ritenere pertinente ai centri abitati posti sulle alture dei colli circostanti.
La prima trasformazione avviene intorno al 600 a.C., quando si esegue per la prima volta la pavimentazione del Foro nel momento stesso in cui cessa l’utilizzazione della necropoli e la valle, prima esterna agli abitati vista la sua utilizzazione funeraria, diventa parte di un unico centro nato dall'unione dei precedenti villaggi testimoniando di conseguenza l’avvenuta espansione della primitiva Roma Quadrata sul Palatino. La tradizione romana riporta la pavimentazione del Foro sotto la dinastia dei Tarquini, la cui opera permise la completa utilizzazione della valle soprattutto grazie al sistema di drenaggio con fognature e in primo luogo con la costruzione della grandiosa Cloaca Maxima, di cui ancora oggi si conserva il percorso. 

Dopo questa sistemazione comincia lo sviluppo monumentale del Foro, ma secondo la tradizione già in precedenza sorsero qui edifici importanti per la storia di Roma, come la Regia, la dimora del re, la cui costruzione è dagli autori classici attribuita a Numa Pompilio, e la quale doveva formare un complesso unitario insieme al tempio di Vesta, uno dei più antichi ed importanti santuari di Roma, e alla Casa delle Vestali.
Nel VI secolo a.C. venne costruito il Comitium nella zona nord del Foro, un’area circolare con sedili che fu il primo luogo di assemblea dei cittadini, collegato con la Curia Hostilia, la prima sede del Senato. Doveva far parte di questo antico complesso del Comitium probabilmente anche il Lapis Niger, cioè quel settore del Foro pavimentato in marmo nero e delimitato da transenne di marmo bianco (ancora conservato di fronte la Curia Iulia) che le fonti indicano come tomba di Romolo e come luogo funesto, e che, al di sotto della particolare pavimentazione, conserva parte di un complesso databile al VI secolo a.C. in cui risalta la presenza di un cippo con iscrizione bustrofedica in latino arcaico.
Nel V secolo a.C. vengono costruiti il Tempio di Saturno (498 a.C.) alle pendici del Campidoglio, di cui oggi rimangono il podio e le otto colonne della facciata e che fu anche la sede dell’Erario, e il Tempio dei Dioscuri (o Càstori)(484 a.C.) di cui si vedono l’alto podio e le tre colonne corinzie superstiti ad est del Vicus Tuscus.
Successivamente soltanto dopo l’incendio dei Galli del 390 a.C. si ha la ripresa di una intensa attività edilizia all'interno del Foro, in particolare con la costruzione del Tempio della Concordia (367 a.C.) ai piedi del Campidoglio, edificato in occasione della fine delle lotte tra patrizi e plebei, e di cui rimane solo parte del podio. Ma la vera monumentalizzazione del Foro avvenne solamente in seguito alla conclusione delle guerre puniche, tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C., cioè quando Roma aveva esteso ormai il suo dominio sul Mediterraneo. Nel II secolo a.C. vengono costruite ben quattro basiliche, la Porcia, l’Emilia, la Sempronia e l'Opimia, ma una particolare importanza topografica avevano tra queste la basilica Emilia (unica superstite delle basiliche repubblicane) e la Sempronia (che sorgeva dove sarà più tardi costruita la Basilica Giulia) che regolarizzarono rispettivamente il lato nord e il lato sud della piazza del Foro.

Nel I secolo a.C. si creò un fondale monumentale sul Campidoglio con la costruzione in età sillana del Tabularium, ma la trasformazione più significativa del Foro Romano avvenne con Cesare che già dal 54 a.C. cominciò lavori di ampliamento della piazza verso nord, quando iniziò la costruzione del Foro di Cesare. Scomparve così il Comitium e fu costruita la nuova sede del senato, la Curia Iulia, mentre sul versante opposto venne edificata l’imponente Basilica Giulia, al posto della più antica basilica Sempronia.
Con Augusto la sistemazione del Foro si completa nel 29 a.C. con la fine dei lavori iniziati da Cesare e l’inaugurazione dei nuovi edifici come il Tempio del divo Giulio, in onore di Cesare divinizzato dopo la morte, che regolarizzò il lato est della piazza, e la tribuna dei Rostra sul lato opposto. Fu inoltre monumentalizzato anche l’ingresso alla piazza sul lato orientale con l’Arco Partico e l’Arco Aziaco, rispettivamente a nord e a sud del Tempio del divo Giulio. Con la fine della repubblica il Foro Romano perde la sua funzione di centro politico del mondo romano, ma conserva la sua funzione di rappresentanza e nei secoli seguenti ospiterà monumenti ed edifici destinati ad esaltare la figura degli imperatori. Così verranno costruiti il Tempio di Vespasiano e Tito, il Tempio di Antonino e Faustina e l’imponente Arco di Settimio Severo. Quindi gli edifici non trovando più spazio nell’area ristretta del Foro Romano vero e proprio saranno costruiti nella zona più ad est, seguendo il percorso della via sacra, come l’Arco di Tito, il Tempio di Venere e Roma, la Basilica di Massenzio e il Tempio di Romolo. L’ultimo monumento eretto nel Foro è la Colonna di Foca, alzata al centro della piazza nel 608 d.C., e dopo questa data tutta l’area verrà gradualmente abbandonata e subirà un notevole interro nel corso dei secoli successivi. Gli unici edifici a salvarsi dall'oblio furono quelli riutilizzati e trasformati nel Medioevo in chiese cristiane, come la Curia Iulia che divenne la chiesa di S. Adriano, il Tempio di Antonino e Faustina che fu adattato per ospitare la chiesa di S. Lorenzo in Miranda, il Tempio di Romolo trasformato nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, e una sala del palazzo imperiale ai piedi del Palatino dove fu sistemata S. Maria Antiqua. Gli altri edifici caddero in rovina e in gran parte furono depredati dei loro materiali, riutilizzati in altre costruzioni soprattutto durante il Rinascimento quando servirono per la costruzione della nuova Basilica di S. Pietro. Anche il nome stesso di Foro scomparve e tutta la zona del Foro venne chiamata Campo Vaccino, visto che ormai vi pascolavano i buoi. Dopo molti secoli soltanto alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento il Foro Romano sarebbe tornato alla luce grazie agli scavi archeologici che permisero la liberazione di tutta l’area e dunque la riscoperta del cuore dell’antica Roma.

 Gabriele Romano

 

 

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Sed quis custodiet ipsos custodes?
(Ma chi farà la guardia ai guardiani stessi?)
Decimo Giunio Giovenale, VI, 347-348