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Domenica, 24 Settembre 2017

 

A.D. VIII KAL. OCT.
ante diem octavum Kalendas Octobres

Natalis Augusti
Templum Apollinis in Campo Martio

 

A.U.C. MMDCCLXX
(anno 2770 Ab Urbe Condita)

Ponte Milvio

 

 

 

La costruzione di Ponte Milvio, situato al terzo miglio della via Flaminia, risale probabilmente al IV secolo a.C., anche se qualche studioso tende a datarlo addirittura al VI secolo a.C., ma sembra da preferire il periodo subito dopo la presa di Veio del 396 a.C., come ponte dell'antica via Veientana. In seguito su Ponte Milvio passeranno ben quattro strade: la via Veientana, la via Cassia, la via Clodia e la via Flaminia. Probabilmente, come il più antico ponte Sublicio, anche questo doveva essere originariamente di legno o almeno con i piloni in muratura e la passerella lignea.

Pons Mulvius, questo il nome del ponte romano, venne probabilmente costruito da un censore della gens Mulvia del IV secolo a.C., ma la prima menzione nelle fonti letterarie romane la troviamo in un passo di Livio (XXVII, 51, 1-2) che vede il ponte come scenario principale in cui il popolo romano accorse per apprendere la notizia della vittoria nella battaglia del Metauro, e della morte di Asdrubale, nel 207 a.C., durante la seconda guerra punica:

“Ipsos deinde adpropinquare legatos allatum est. tunc enimvero omnis aetas currere obvii, primus quisque oculis auribusque haurire tantum gaudium cupientes. ad Mulvium usque pontem continens agmen pervenit.” 
(E finalmente fu annunciato che proprio i legati stavano arrivando. E allora la gente di ogni età corse loro incontro, perché ognuno desiderava essere il primo a inebriarsi di una così grande gioia con gli occhi e con le orecchie. Una colonna ininterrotta di gente arrivò fin presso il Ponte Milvio.)

Un’altra indicazione importante è relativa all'anno 109 a.C. quando sappiamo che il ponte venne rifatto dal censore Marco Emilio Scauro.  Secondo Ammiano Marcellino (27, 3, 9) fu proprio lui il costruttore del ponte in muratura, ma è assai probabile che la struttura in pietra del ponte venne già finita ai tempi della costruzione della via Flaminia, intorno al 222-220 a.C. Proprio al ponte restaurato o ricostruito da Scauro devono riferirsi i pochi resti romani del ponte: probabilmente le basi dei piloni nel letto del Tevere; due archi a tutto sesto sul lato meridionale; la parte inferiore del pilone centrale dell’archetto di scarico. Questa ricostruzione fu talmente solida che Augusto non fu costretto a restauralo quando rifece tutta la via Flaminia e i suoi ponti durante il suo impero (27 a.C.) come l’imperatore stesso ricorda nelle sue Res Gestae, 20:

“Consul septimum viam Flaminiam ab urbe Ariminum refeci pontesque omnes praeter Mulvium et Minucium.”
(Console per la settima volta restaurai la via Flaminia da Roma a Rimini, e tutti i ponti eccetto il Milvio e il Minucio.)

Gli unici lavori che vi fece eseguire probabilmente furono per arricchirlo con un arco e una sua statua, che trovò il suo corrispettivo alla fine della via Flaminia nella città di Ariminum (odierna Rimini).

Ponte Milvio in un disegno di Vasi.

Molti gli avvenimenti che si svolsero sul ponte o nei suoi dintorni: nei giorni tesissimi della congiura di Catilina, Cicerone fece appostare suoi uomini sul ponte e in alcune ville vicine per tendere un agguato e far arrestare delegati dei Galli Allobrogi che si trovavano a Roma per stringere un patto con alcuni congiurati. Nelle loro mani venne trovato un accordo che sanciva l'aiuto nella congiura da parte dei Galli in cambio dell'indipendenza. Patto sancito da firme di alcuni membri della congiura, che il giorno dopo, quando Cicerone pronunciò in senato la terza catilinaria, vennero arrestati e poi strangolati in carcere senza subire un regolare processo, atto questo di cui Cicerone venne sempre accusato; nelle taberne malfamate che si trovavano intorno a Ponte Milvio sappiamo che era solito girare Nerone in cerca di emozioni forti e risse, e qualcuno inoltre tramanda che qui vicino morì incinta Poppea, moglie dell'imperatore, dopo essere stata aggredita con un calcio al ventre; il ponte fu inoltre teatro degli scontri tra Otone e Vitellio nel 69 d.C. e ancora fece da scenario all'ingresso trionfale a Roma di Settimio Severo e delle sue truppe nel 193 d.C.
Nel 312 d.C. qui si svolse la vicenda finale della famosa battaglia di Ponte Milvio, combattuta tra Massenzio e Costantino. Gli antichi conoscevano questa come la battaglia di Saxa Rubra, poiché lo scontro tra i due eserciti ebbe luogo in quella località dopo il quinto miglio della via Flaminia e solo dopo la ritirata delle truppe di Massenzio, inseguite da quelle di Costantino, lo scontro trovò il suo epilogo a Ponte Milvio dove l'imperatore Massenzio nel tentativo di attraversare proprio il ponte cadde nel Tevere e annegò appesantito dalla corazza e dalle armi. Secondo le fonti che narrano gli avvenimenti il ponte sarebbe stato tagliato proprio da Massenzio e reso agibile solo con passerelle di legno, che non ressero il peso delle truppe in ritirata. La vittoria di Costantino, che la notte precedente avrebbe avuto una visione nel cielo di una croce con le parole in hoc signo vinces, portò, l'anno successivo alla proclamazione dell'editto di Milano in cui si sanciva la libertà di culto dei cristiani. La leggenda del segno divino inviato a Costantino riecheggia nell'iscrizione del suo arco vicino al Colosseo dove compaiono le parole istinctu divinitatis (= per ispirazione divina).


Dal tardo impero in poi il ponte inizia la sua vita di baluardo difensivo della città di Roma. Già con la guerra gotica viene fortificato dal generale Belisario, nel 536 d.C., con una torre difensiva in legno per respingere l'attacco dell'esercito nemico e proprio a partire dal VI secolo d.C. venne ulteriormente difeso con la presenza di due ponti levatoi al posto dalle arcate minori laterali, che consentivano di isolarlo completamente sul fiume e di renderlo inagibile agli assedianti. Una torre difensiva chiamata Torre del Tripizone (probabilmente nome derivato dal termine greco che indica le passerelle di legno) caratterizzerà per molti secoli l'aspetto del ponte e alcuni disegni mostrano tre torri difensive a creare un vero e proprio ponte fortificato.

Molti i restauri e i lavori che i pontefici fecero al ponte nel corso dei secoli, e tra i principali sono da rilevare quelli eseguiti tra il 1149 e il 1152 eseguiti dal Senato del Comune di Roma per sistemare il ponte per il passaggio dell'imperatore Corrado III. Nel 1312 passò su Ponte Milvio Arrigo VII per essere incoronato imperatore in Laterano. Era questi il sovrano di Lussemburgo, poi re di Germania che qualcuno vuole identificare nel famoso "Veltro" profetizzato da Dante nel I canto dell'Inferno.
Un restauro importante venne eseguito dai pontefici Niccolò V e Callisto III tra il 1451 e il 1458, e di questi lavori si conserva all'interno del torrione attuale una iscrizione con stemmi di Callisto III e dei suoi nipoti i cardinali Borgia.

Lapide di Callisto III con gli stemmi della famiglia

Il 12 aprile 1462 il cardinal Bessarione venne accolto sul ponte da papa Pio II, i cardinali e il popolo, al ritorno dalla Grecia da dove aveva riportato la reliquia della testa di S. Andra apostolo. Passato il ponte, nell'attuale piazza card. Consalvi, la reliquia venne posata su un antico rudere e si svolse una messa solenne. Da questo punto la processione proseguì lungo la Flaminia fino a S. Maria del Popolo dove la reliquia venne custodita per una notte, e il giorno successivo venne portata in Vaticano, dove fu conservata fino al 1964 quando Paolo VI la restituì al patriarca ortodosso. Nel 1463 a ricordo dell'avvenimento Pio II fece erigere una edicola sul luogo dove venne posata la reliquia e al posto del rudere romano (probabilmente un sepolcro) venne eretto il monumento con quattro colonnine che si può vedere ancora oggi in piazza Card. Consalvi. Sulla base, dove compare l'iscrizione che racconta la vicenda, si trovava la statua di S. Andrea, coperta da una tettoia sorretta da quattro colonne di alabastro. Oggi le colonne e il tetto sono di travertino perché nel 1869 un fulmine distrusse l'edicola che venne quindi ricostruita con altri materiali.

Ponte Milvio dal 1400 divenne posto di dogane con l'istituzione dei custodi del Dazio, e nel corso dei secoli si ricordano anche episodi di estorsione avvenuti sul ponte da parte dei funzionari.
Il restauro che ci ha consegnato il ponte nelle condizioni attuali si deve all'iniziativa di papa Pio VII (la cui memoria rimane nelle due grandi iscrizioni sulla torretta) che incaricò il Valadier dei lavori di sistemazione. I ponti levatoi che resistevano dal VI secolo d.C. vennero finalmente tolti e si ricostruirono le due arcate laterali; il torrione venne ristrutturato con l'apertura del grande arco d'ingresso, e nella parte alta venne creato un appartamento per il custode; la statua di S. Giovanni Nepomuceno (santo boemo annegato nella Moldava nel 1393 la cui statua venne sistemata nel 1731 sul parapetto del ponte poiché il santo era considerato protettore degli annegati e dei giuramenti segreti) venne spostata alla testata meridionale del ponte, dove si vede ancora oggi. Nel 1825 davanti al torrione vennero sistemate le due statue (oggi presenti in copie poiché gli originali vennero portati al Museo di Roma di Palazzo Braschi nel 1956) rappresentanti il Battesimo di Cristo: a destra S. Giovanni Battista e a sinistra Gesù Cristo. Queste statue, che furono create alla metà del Seicento dallo scultore Francesco Mochi per la famiglia dei Falconieri, attesero nei magazzini del loro palazzo di famiglia di via Giulia per due secoli prima di trovare la loro sistemazione all'ingresso di Ponte Milvio. Infatti i Falconieri non rimasero soddisfatti dal lavoro eseguito dallo scultore e invece di posizionarle nella loro cappella a S. Giovanni de' Fiorentini li nascosero nella loro dimora. Solo con l'interesse di Belisario Cristaldi esse furono prima acquistate e poi sistemate sul ponte.
Un'ultima statua prese il suo posto su Ponte Milvio: si tratta della statua dell'Immacolata che nel 1840 fu collocata sulla testata meridionale del ponte in posizione simmetrica a quella di S. Giovanni Nepomuceno.
Una targa all'interno dell'arco di ingresso del torrione ricorda infine l'impresa di alcuni garibaldini che nel 1849 minarono il ponte e lo fecero saltare per impedire l'accesso alle truppe francesi che assediavano Roma.

Ponte Milvio nel 1849 dopo le mine dei garibaldini.

Osservando la struttura del ponte si notano quattro arcate maggiori e due laterali minori. delle arcate maggiori le due più meridionali, insieme con l'arco di piena nel pilone che le sorregge, sono quelle del ponte romano del 109 a.C. costruito o restaurato dal censore Marco Emilio Scauro e sono individuabili facilmente dall'arco caratterizzato dalla ghiera di blocchi di travertino, mentre i due archi maggiori a nord sono frutto di restauri medioevali e presentano un arco a sesto acuto e con ghiera costituita da mattoni. Il nucleo del ponte è costituito da blocchi di tufo di Grotta Oscura che è un materiale largamente utilizzato nel IV secolo a.C. e che potrebbe benissimo riferirsi al ponte originario. Inoltre altre parti romane possono individuarsi nelle basi dei piloni e nelle loro fondazioni nel letto del fiume. Notizie del Piranesi e di Nibby sembrano indicare la presenza di un altro ponte antico a monte dell'attuale Ponte Milvio. Secondo la loro testimonianza la presenza di questa struttura era indicata da blocchi di materiale nel letto del fiume e da strutture sulla riva destra che oggi non si vedono più. Potrebbe trattarsi anche dell'originario Ponte Milvio poi spostato nella ricostruzione di Scauro, ma ovviamente si tratta solamente di ipotesi.

Ponte Milvio in un disegno di Piranesi.

Il nome del ponte passò da Mulvio a Milvio fino a diventare per il popolo romano Ponte Molle o Mollo, il ponte più "vecchio" di Roma. Secondo l'etimologia popolare il “mollo” del ponte si deve al fatto che il ponte durante le piene si allagasse oppure, secondo altra etimologia, dal fatto che molleggiasse. A rafforzare quest'ultima spiegazione nel 1962, a valle del ponte, furono eseguiti alcuni interventi nel letto del Tevere creando delle piccole rapide che ebbero il risultato di stabilizzare la struttura del ponte soprattutto dopo le piene e la veloce asportazione dei sedimenti fluviali.
In tempi recenti Ponte Milvio ha sostenuto il traffico veicolare fino al 1985, quando alcuni interventi di restauri individuarono un tratto di strada del 1600 e il ponte divenne finalmente pedonale.
Dopo battaglie imperiali, passaggi trionfali di imperatori e papi oggi Ponte Milvio è conosciuto soprattutto per essere teatro della "movida" notturna di Roma e per essere invaso da adolescenziali lucchetti dell'amore che negli scorsi anni hanno provocato anche il crollo di un lampione del parapetto del ponte. Ad ogni epoca le proprie usanze.

 

Gabriele Romano

 

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Consilia calida et audacia prima specie laeta, tractatu dura, eventu tristia esse.
(Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma poi sono difficili a seguirsi e disastrose nei risultati.)
Tito Livio, XXXV, 32