Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare i contenuti. Per informazioni leggi la nostra Cookie Policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Domenica, 24 Settembre 2017

 

A.D. VIII KAL. OCT.
ante diem octavum Kalendas Octobres

Natalis Augusti
Templum Apollinis in Campo Martio

 

A.U.C. MMDCCLXX
(anno 2770 Ab Urbe Condita)

La colonna di Marco Aurelio

“Omnes pari consensu praesumpserunt Marcum caelo receptum esse. Ob cuius honorem templa columnae multaque alia decreta sunt.”
(Tutti concordavano nel presumere che Marco Aurelio venisse assunto in cielo. In suo onore sono stati decretati templi, colonne e molte altre cose.)

Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus, 16.

La Colonna di Marco Aurelio fu eretta in onore dell’imperatore dopo la sua morte, nel periodo compreso tra il 180 (anno della morte dell’imperatore) e il 196 d.C. (anno in cui sappiamo da una iscrizione che Adrasto, custode della colonna, ottenne il permesso di servirsi delle impalcature di legno usate nella costruzione della colonna, per edificarsi una casa) e si trova ancora in piedi al centro di Piazza Colonna, a cui evidentemente ha dato il nome. Originariamente il livello pavimentale su cui si appoggiava la colonna era più basso dell’attuale di circa 4 m. e comunque risultava rialzato (una sorta di grande platea) rispetto al livello della via Lata a cui era collegata probabilmente attraverso una scalinata. Il basamento della colonna era in origine molto alto, circa 10,50 m. ed aveva decorazione con Vittorie che sostenevano festoni e una scena di sottomissione di barbari rivolta verso la via. Tutto questo venne distrutto da Sisto V nel 1589, aiutato da Domenico Fontana, che rifece la base e identificando erroneamente la colonna con quella di Antonino Pio nell’iscrizione posta su di essa. Il papa inoltre fece restaurare il fusto della colonna che presentava alcune lacune e mettere la statua di bronzo di S. Paolo sulla sommità (originariamente era qui collocata una statua bronzea di Marco Aurelio poi distrutta nel Medioevo).

Disegno di Stefano Du Peràc (prima metà del 1500) con la Colonna di Marco Aurelio e i resti del Tempio di Adriano in Piazza di Pietra (la vicinanza dei due monumenti è stata qui idealizzata a scopi artistici.

L’altezza del fusto è di 29,60 m. (con la base 41,95 m.) ed è formato da 28 tamburi di marmo lunense sovrapposti. Inoltre l’interno venne scavato ottenendo una scala a chiocciola di 203 gradini, illuminata da 56 piccole finestre, che arriva fino alla sommità. Sul fusto sono scolpite le immagini che ricordano le guerre sostenute da Marco Aurelio contro i Sarmati e i Marcomanni. Anche qui come nella Colonna Traiana, che è evidentemente il modello seguito, la narrazione si apre con il passaggio di un fiume, il Danubio, dell’esercito romano, seguono scene di battaglie e a metà la rappresentazione di una Vittoria divide due diversi episodi della guerra, riferibili agli anni 172-173 d.C. e agli anni 174-175 d.C. A differenza dei rilievi della Colonna Traiana qui la raffigurazione è resa con maggiore profondità, con le figure più staccate dal fondo e si nota in tutta la composizione una spiccata tendenza alla schematizzazione.

Abbiamo notizie relativa anche ad un tempio in onore di Marco Aurelio eretto da Commodo e sembra che questo edificio potesse trovarsi dietro la Colonna. Alcuni ritrovamenti in questa zona hanno infatti rivelato frammenti di soffitti e tegole marmoree riconducibili ad un edificio templare che potrebbe essere stato distrutto già nel Medioevo.  Si ipotizza inoltre in questa zona la presenza di un arco dedicato all'imperatore e i cui rilievi furono inseriti successivamente nell'Arco di Costantino.

 

 

Gabriele Romano

 

_________________________________________________________________________________________

Consilia calida et audacia prima specie laeta, tractatu dura, eventu tristia esse.
(Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma poi sono difficili a seguirsi e disastrose nei risultati.)
Tito Livio, XXXV, 32