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Domenica, 24 Settembre 2017

 

A.D. VIII KAL. OCT.
ante diem octavum Kalendas Octobres

Natalis Augusti
Templum Apollinis in Campo Martio

 

A.U.C. MMDCCLXX
(anno 2770 Ab Urbe Condita)

Il sepolcro di C. Poplicio Bibulo

C(aio) POPLICIO L(uci) F(ilio) BIBULO AED(ili) PL(ebis) HONORIS

VIRTUTISQUE CAU[s]SA SENATUS

CONSULTO POPOLIQUE IUSSU LOCUS

MONUMENTO QUO IPSE POSTER[e]IQUE

EIUS INFERRENTUR PUBLICE DATUS EST

(CIL VI, 01319)

 

A Gaio Poplicio Bibulo, figlio di Lucio, edile della plebe, in riconoscimento

dell’onore e del merito per decisione del Senato

e del Popolo è stato concesso a spese pubbliche un terreno

per il sepolcro affinché sia lui che i suoi discendenti

vi siano sepolti

L’epigrafe sopra riportata si riferisce ad uno di quei monumenti dell’antica Roma che sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti ma che spesso vengono ignorati o a mala pena notati a causa della loro posizione.
In questo caso si tratta del sepolcro di Caio Poplicio Bibulo, che si trova subito a sinistra del più celebre, e ben visibile, “Vittoriano”.

 Particolare dell'epigrafe

Di tale sepolcro si conserva solo un lato per una lunghezza di quasi 7 metri, costruito in tufo e travertino e pertinente alla cella originaria, posto su alto podio. Al centro della parete superstite doveva esservi una porta o forse una nicchia; l’apertura è inquadrata da quattro lesene tuscaniche e, ai lati, vi erano dei pannelli forse destinati a scene figurate. La parete rimasta è quella di fondo del monumento che, quindi, si sviluppava verso l’attuale via dei Fori Imperiali, dove vi era anche l’accesso principale. Si può ben notare, infatti, che la parete e la facciata del basamento rivolte verso il Vittoriano sono rivestite di lastre di travertino mentre dal lato verso via dei Fori Imperiali della parte inferiore si vede il conglomerato interno.

Del basamento sul quale poggiava è attualmente visibile solo la porzione superiore in quanto l’attuale livello stradale è più alto del piano di calpestio antico; l’epigrafe riportata si trova incisa nella fascia più alta del rivestimento in travertino e rivolta verso il Vittoriano e, probabilmente, era ripetuta anche sugli altri lati. In parte ancora conservata è la decorazione del fregio superiore, caratterizzata da un  bucrano tenente ghirlande e rosette (motivo decorativo che si trova molto spesso nei monumenti funerari come, ad esempio, nel Mausoleo di Cecilia Metella sull’Appia Antica).Da quanto rimane, e sulla base del confronto con un altro monumento appartenente alla gens Poplicia a Colonia, è stato possibile ipotizzare l’aspetto originario: doveva essere un sepolcro di forma rettangolare su alto podio, con rivestimento in travertino su ciascun lato, architrave superiore con fregio decorato, ingresso lungo il lato breve posto sulla via Lata e parete di fondo con decorazioni a nicchia per la statua del defunto. 

Sepolcro da Colonia

Durante l’epoca medievale il sepolcro venne inglobato nella costruzione di una casa (come si vede in stampe del XV secolo) e tale rimase finché lavori di demolizione avvenuti nel 1862 lo riportarono alla luce e venne successivamente risparmiato durante la costruzione del Vittoriano.
Il suo rinvenimento suscitò particolare interesse per due motivi: innanzitutto perché il nome del personaggio non è presente nei vari documenti che ci sono giunti dall’antichità e poi per la sua posizione rispetto all’estensione della città di Roma all’epoca della sua costruzione, databile in base alla tipologia, alla decorazione e ai caratteri arcaici dell’epigrafe tra la fine del II e gi inizi del I secolo a.C..
Essendo una sepoltura avrebbe dovuto trovarsi nella zona del Campo Marzio che, in età Repubblicana, era il luogo destinato ai monumenti funerari concessi a spese pubbliche; invece venne costruito alle pendici del Campidoglio, in prossimità della Porta Fontanilis delle Mura Serviane, in una parte di terreno che probabilmente si trovava già al di fuori del sacro confine del Pomerium (all’interno del quale era assolutamente vietato seppellire)e lungo il lato destro del primo tratto della via Flaminia (cioè la via Lata), lungo la quale vennero poi eretti anche altri monumenti funerari.
Di questo Caio Poplicio Bibulo non si conosce alcuna impresa particolare degna di essere ricordata, oltretutto anche la sua carica pubblica, ossia quella di edile, non era di certo tra quelle più importanti. Tali dati, uniti al testo stesso dell’iscrizione, hanno portato a ritenere che Bibulo abbia avuto particolari meriti personali verso il popolo di Roma non legati al suo ruolo istituzionale e che siano stati questi ad avergli fatto guadagnare tale onore.
Spesso a Roma, soprattutto in epoca Repubblicana, poteva accadere che si decidesse di far erigere un sepolcro a spese pubbliche su terreno pubblico per coloro che si erano particolarmente distinti con il loro comportamento verso la Res Publica ma che non avevano un patrimonio tale da poterselo permettere. Mentre il suo nomen si lega alla gens Poplicia, nota per essersi impegnata nella coniazione monetale, il cognomen Bibulus indica una persona bevitrice, amante del bere qualità che certamente non rendeva onore al nostro personaggio ma che, evidentemente, era ben poca cosa in confronto ai suoi meriti e quindi la si poteva ignorare.

Il sepolcro di Bibulo inglobato in una casa medievale.

 

 

Manuela Ferrari

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Consilia calida et audacia prima specie laeta, tractatu dura, eventu tristia esse.
(Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma poi sono difficili a seguirsi e disastrose nei risultati.)
Tito Livio, XXXV, 32