Comunicazione ai sensi dir. 2009/136/CE: Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per personalizzare i contenuti. Per informazioni leggi la nostra Cookie Policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.Per revocare il consenso è sufficiente cancellare i cookies di dominio dal browser.

Giovedì, 21 Novembre 2019

 

A.D. XI KAL. DEC.
ante diem undecimum Kalendas Decembres

 

A.U.C. MMDCCLXXII
(anno 2772 Ab Urbe Condita)

Gli scavi di Largo Argentina

 

L’area sacra di Largo Argentina venne alla luce durante i lavori di demolizione degli edifici compresi tra l’attuale Corso Vittorio Emanuele e via Florida negli anni tra il 1926 e il 1928, e rappresenta uno dei complessi archeologici più interessanti conservati a Roma.
Il progetto originario di questi lavori prevedeva la demolizione della chiesetta di origine medioevale di S. Nicola de’ Cesarini e le abitazioni ad essa adiacenti per poi effettuare la costruzione di nuovi edifici. La sorprendente scoperta di quattro templi allineati e riconducibili ad Età Repubblicana fece fortunatamente cambiare il piano d’intervento previsto per questa zona del Campo Marzio e l’area liberata dagli scavi venne lasciata a vista e sistemata intorno al 1929 da Antonio Muñoz. In seguito furono effettuati numerosi interventi di scavo al fine di trovare elementi utili alla ricostruzione della storia di quest’area sacra e dei templi situati all’interno di essa.

Attualmente l’area archeologica si trova compresa tra via Florida, via di S. Nicola ai Cesarini, via di Torre Argentina e Largo Argentina, ad una quota molto più bassa rispetto a quella del livello stradale odierno. Nell’angolo tra le vie Florida e di S. Nicola ai Cesarini si trova la Torre del Papitto di proprietà dei Pierleoni, costruita probabilmente nel XII secolo e messa in relazione con un membro di questa famiglia, l’antipapa Anacleto II (il “papetto”). In seguito la torre passò ai Cesari e quindi ai Boccamazzi, nel 1932 venne in parte ricostruita durante i lavori di sistemazione dell’area archeologica e in tale occasione fu creato l’annesso portichetto che venne costruito con materiali antichi presi dai lavori di demolizione e scavo qui effettuati.
Si conoscevano fin dal XVI secolo i resti di colonne di tufo di un tempio rotondo (ritenuto di Apollo o di Ercole) nel cortile di una casa in piazza S. Nicola ai Cesarini.
Già nel 1914 scavi condotti sotto la direzione di Antonio Muñoz scoprirono parte del podio del tempio rotondo e dell'altro su cui sorgeva la chiesa di S. Nicola, e si stabilì un intervento di scavo più esteso collegato alla sistemazione della vicina via Arenula e del suo prolungamento. Ma l'arrivo della prima guerra mondiale fece sospendere tutti i progetti. 
Solo nel 1924 il Comune di Roma riprese i lavori.
Si demolirono così case e palazzi che formavano l'isolato tra via Torre Argentina, via Florida, via San Nicola ai Cesarini e Largo Argentina, progettando la costruzione di un grande nuovo edificio in quest'area, sistemando al suo interno il tempio rotondo e i resti trovati sotto la chiesa di S. Nicola.
Così nel 1926 le demolizioni iniziarono, dirette da Giuseppe Marchetti Longhi, Antonio Colini ed Edoardo Gatti, e ben presto accanto ai templi se ne trovarono altri due verso via Florida, tutti databili ad Età Repubblicana. Per distinguerli, vista la mancanza di elementi identificativi, si iniziò a riconoscerli indicandoli, da nord a sud, con le lettere A, B, C e D. Dagli scavi emerse inoltre una testa colossale della statua di culto del tempio C, trovata tra questo e il tempio D.

Ebbe inizio allora una discussione sulla destinazione finale dell'area finché, il 22 ottobre 1928, Mussolini accompagnato dal Principe Francesco  Boncompagni Ludovisi, Governatore di Roma, visitò gli scavi e decise che tutta l'area andava lasciata scoperta per preservare le antiche vestigia romane.
Così a partire dal febbraio 1929 iniziarono i lavori di sistemazione e restauro dell'area e dei templi sotto la direzione, ancora una volta, di Antonio Muñoz. Vennero eliminati tutti gli edifici o gli elementi di epoca successiva ai templi e vennero restaurate e rialzate le colonne e gli elementi architettonici trovati in pezzi.
L'area archeologica venne ufficialmente inaugurata il 21 aprile 1929, e pochi giorni prima furono recuperati pezzi di un acrolito (statua di culto con parti nude in marmo e parti vestite di metallo) appartenente al tempio B.
L’area archeologica di Largo Argentina offre la possibilità di godere di uno degli scorci più suggestivi sulla Roma antica, ed in particolare permette di studiare e ricostruire un angolo sacro della città repubblicana. Gli studi hanno permesso, almeno in teoria, di dare un nome a questi templi ed oggi sono riconoscibili nel tempio A, quello più a nord, il Tempio di Giuturna; nel tempio B, quello rotondo, il Tempio della Fortuna Huiusce diei (la Fortuna “di questo giorno”); il tempio C dovrebbe essere quello di Feronia e infine il tempo D è indicato come il Tempio dei Lares Permarini.

 

 

Gabriele Romano

 

________________________________________________________________________________________

Duo quum idem faciunt, saepe ut possis dicere: | Hoc licet impune facere huic, illi non licet. 
(Spesso ti accadrà di dire, quando due fanno la stessa cosa: Ciò che questi può fare impunemente, non è lecito all'altro.)
Publio Terenzio Afro, Adelphoe, 827-828